Spionaggio e privacy: attenzione ora anche i sassi ti osservano
Venerdì, 15 novembre 2013 • Categoria: Intelligence
Dopo essere stati spiati tramite intercettazioni di messaggi e telefonate, ora sono arrivate anche le sonde occultate nei sassi. Possiamo essere sorvegliati anche se non utilizziamo il nostro telefono cellulare, o se non navighiamo su internet. Ne sono a conoscenza anche "le pietre" progettate dall'azienda Lockheed Martin che produce i caccia F-35 e gli elicotteri utilizzati dal Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. "La pietra" in questione e' dotata di alcuni sensori che stanno sul palmo di una mano, sono progettati per attivarsi al passaggio di una persona tramite sensore, ed inviano un segnale ad un drone o ad una telecamera che si trova nei paraggi.Nascosti in sassi finti o addirittura sotterrati, queste microspie del sistema SPAN (acronimo di Self-Powered Ad-hoc Network) operano come dei veri "controllori" che vedono ed inviano un segnale, della nostra presenza, al centro di controllo più vicino, gestito da soldati.
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Se qualcuno di voi pensa che i servizi segreti in Italia siano ancora una roba di spie, smetta subito di leggere questo articolo. Ormai sono profondamente cambiati: e qui vi spieghiamo come.
Una campagna internet per reclutare nuovi agenti. La nuova iniziativa del Mossad, i servizi segreti israeliani, hanno lanciato un appello a “uomini e donne creative che amano le sfide” perché entrino a far parte di un team che garantirà “un lavoro fuori dall’ordinario e dinamico”.
I media la considerano una donna misteriosa. E’ una principessa tedesca, in passato forse anche una spia. Già nota per essere “un’amica” del re di Spagna Juan Carlos, Corinna Sayn-Wittgenstein è finita ora nel dibattito parlamentare spagnolo, perché la donna – già al centro di uno scandalo per la relazione giudicata “troppo amichevole” con il sovrano – avrebbe svolto una funzione di spia, come riporta il Guardian.
Dovrebbe mettere in allarme la relazione dei Servizi Segreti italiani consegnata al Parlamento nei giorni scorsi: si parla, senza perifrasi, di “estesa e multiforme” minaccia anarco-insurrezionalista e di “azione aggressiva di gruppi esteri” tendente ad acquisire “patrimoni industriali, tecnologici e scientifici nazionali”, nonché “marchi storici del made in Italy” a seguito del perdurare della crisi economica nazionale. Un allarme dei servizi segreti che sta passando quasi inosservato nell’attuale momento nel quale l’attenzione generale è puntata principalmente sulle vicissitudini elettorali e alle prospettive nebulose della costruzione del nuovo Governo del Paese. C’è da chiedersi come sia possibile che governanti in uscita, politici vecchi e nuovi (Grillo in testa!) si mostrino così indifferenti alla pesante relazione dei Servizi Segreti sottoposta all’esame di chi dovrebbe avere a cuore – no stop – la sicurezza della collettività, preferendo invece scambiarsi insulti che non commuovono nessuno. Un interrogativo che, probabilmente, resterà senza risposta, una “vox clamantis in deserto” mentre la Casa-Italia bruci
Intelligence. La minaccia non è più solo alla sicurezza fisica, o ad uno Stato sovrano, ma al sistema Paese, all’integrità patrimoniale, industriale e ai sistemi produttivi. E’ questo lo scenario in cui deve muoversi l’Intelligence del mondo 2.0. I servizi segreti devono saper reagire a una minaccia che è diffusa e in mutazione costante, e guardarsi da azioni simili a quella di downgrading strutturale. “L’intelligence è l’unico strumento per prevenire attentati e per arrivare alla sicurezza generale”, ha spiegato l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini, presidente della SIOI, la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, intervenendo alla conferenza su ‘Le sfide della nuova intelligence’. 
Il mondo nel 2030 sarà probabilmente più “anarchico” e dominato da una nuova classe media, prevalentemente asiatica. È quanto viene riportato nel Global Trends del National Intelligence Council. Il report sugli scenari internazionali prospettati dall’intelligence americana entro il 2030, spiega che il mondo, privato della guida della potenza egemone statunitense, sarà multipolare e più instabile. La Cina, infatti, benché riuscirà a sorpassare economicamente gli Stati Uniti, non sarà in grado, da sola, di garantire un ordine stabile.
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Le contromisure elettroniche (in ingleseElectronic Countermeasure o ECM) sono delle tecniche di guerra elettronica, o Electronic Warfare (EW), realizzate con dispositivi elettrici o elettronici, progettati per oscurare o ingannare radar, sonar o altri sensori di ricerca o di puntamento, che utilizzano gli infrarossi o i laser. Le contromisure possono essere usate sia in modo offensivo che difensivo, in quest'ultimo caso, per esempio per non consentire al nemico di acquisire i dati di puntamento da utilizzare con le sue armi. I sistemi ECM possono funzionare in modi diversi, per esempio creando elettronicamente falsi bersagli, oppure facendo apparire e scomparire dalla vista dei sensori nemici in modo casuale l'oggetto che si vuole proteggere. Le contromisure elettroniche sono utilizzate efficacemente per proteggere aeromobili, compresi i missili guidati.
L’Unità 54939 del Servizio di Intelligence Internazionale russo (l’erede del KGB) ha un nuovo compito. Finanziato con 32,2 milioni di Rubli –quasi 800mila Euro– dovrà sviluppare entro il prossimo anno un sistema informatico per controllare le informazioni presenti sul web e diffondere notizie e pareri in linea con le direttive statali. Propaganda online, in altre parole, gestita dai membri dell’intelligence russa. Al centro dell’attenzione i nuovi media come la blogosfera e i social network, spazi dove le opinioni e i dibattiti, per definizione, trovano maggiore libertà e sfogo. Nonostante la notizia sia trapelata solo qualche giorno fa, il programma è partito già a Gennaio di quest’anno e conta tre diversi progetti.
Il Parlamento americano si appresta a votare emendamenti e modifiche al Cyber Intelligence Security and Protection Act, tra le proteste degli attivisti internet, che lamentano una totale mancanza di rispetto per la riservatezza degli utenti.La legge, che dovrebbe regolare il rapporto tra sicurezza nazionale e privacy online, verrà con ogni probabilità modificata per permettere agli organi di polizia e alle istituzioni governative di setacciare il web alla ricerca di dati, senza alcuna restrizioni sui modi e i tempi di conservazione delle informazioni. Il Cispa riprenderà così i principi del Patriot Act votato in fretta e furia dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, che limitava le libertà personali e dava ampi poteri a tutti gli organi di sorveglianza. E-mail, profili sui social network e account bancari sono a rischio spia.Non stupisce il fatto che la legge sia sponsorizzata da un centinaio di compagnie hi-tech, tra cui alcune operanti in rete: le aziende sperano che una minore protezione della privacy lasci campo libero allo sfruttamento commerciale dei dati degli internauti. Insomma, sostenere l'atto governativo potrebbe portare giovamento indiretto ai più importanti marchi dell'economia digitale.
Schiacci un bottone e paralizzi una nazione. È la cyberwar, una guerra invisibile che viene combattuta ogni giorno. In un mondo interamente computerizzato, in cui le macchine e i loro automatismi guidano strutture nevralgiche per la nostra vita come le centrali nucleari, le fabbriche di armi, i centri logistici e quelli di distribuzione delle informazioni. Un attacco informatico può portare una nazione al collasso.